LEGGI I COMMENTI:


|
Il senso della vocazione determina le opere
Si svolgerà a Roma, dal 7 al 9 aprile, la 57ª Assemblea annuale dell'Usmi. Si rifletterà sulle ragioni della vita consacrata, sulle forme della testimonianza in una società da riumanizzare e su come il rinnovamento in atto negli ordini religiosi influenzi la gestione delle opere. «Stiamo vivendo una fase di trapasso epocale, che ci porterà ad una vita religiosa più autentica, più libera, più leggera». Madre Viviana Ballarin è presidente dell’Usmi (l’Unione delle superiore maggiori italiane) e guarda con serenità ai cambiamenti che avvengono nella vita consacrata. Si parlerà anche di questo alla prossima assemblea nazionale dell’Usmi, che si svolgerà a Roma dal 7 al 9 aprile, presso la Pontificia Università Urbaniana. Il tema scelto per questo 57° appuntamento annuale è “Affidate a una promessa. In Cristo per umanizzare la vita”: si farà una riflessione, quindi, «sul senso della presenza delle religiose nel mondo, e su come la dimensione profetica si renda visibile attraverso la testimonianza e le opere, che rendono la Parola del Signore viva dentro le nostre realtà», spiega madre Viviana.
Realtà, spesso, per niente facili: «in genere lavoriamo in situazioni di frontiera, dove non si sente la presenza di altre realtà istituzionali: l’immigrazione, la tratta delle donne, l’educazione, la salute…». Dare testimonianza non è mai facile, tanto meno in queste situazioni. Occorre una forza che può appartenere solo «a una vita innestata in Cristo. L’icona a cui ci riferiamo è quella di Abramo, che sceglie di rispondere a Dio. Ne sarà ripagato, ma intanto ha il coraggio di rischiare su una promessa. È questo che rende capaci di umanità e di umanizzazione». Quell’umanizzazione di cui c’è oggi bisogno sia in Italia che nel resto d’Europa. «Umanizzare significa aiutare le persone a diventare quello che già sono nel pensiero di Dio. Si tratta quindi della scoperta continua della propria vocazione: è di questo che il mondo, oggi, ha bisogno». Per chi ha scelto la vita consacrata, poi, l’impegno di umanizzazione coincide con il cammino della vita spirituale. «Il desiderio di Dio per me suscita in me il desiderio di seguirlo e di amarlo generando in me anche la capacità di riconoscerlo nei bisogni dei miei fratelli. Solo da un profondo ascolto scaturisce l’audacia della carità, ed è la carità di Cristo che umanizza il mondo».
Le opere degli istituti religiosi diventano sempre più complesse da gestire, ma sono molto importanti anche oggi e richiedono un investimento nella formazione e nello studio. «Le suore, rispetto al passato, si sono qualificate e specializzate in diversi ambiti, ma non basta. Devono coltivare la fantasia e la passione apostolica dei fondatori per poter rispondere alle povertà del nostro tempo con il coraggio di cambiare strutture obsolete e non adeguate, se queste non sono più trasparenza di un’umanità evangelica. La scelta della vita consacrata può essere ardua, ma ne vale la pena se il dono e l’offerta si trasformano in segno di speranza per molti».
La ricerca di nuove forme di presenza e di carità non è tanto un problema di gestione di opere, è soprattutto la ricerca di un rinnovamento profondo, che riguarda molti aspetti della vita consacrata. «Sono convinta - continua Madre Ballarin - che quanto più la vita consacrata si convertirà a Cristo, tanto più diventerà capace e agile nel creare nuove presenze, anche insieme ai laici. Il cambiamento in atto non riguarda solo la modalità di gestione delle opere: in realtà sta cambiando il modo di vivere da consacrate. C’è in atto una ricomprensione del senso di questa scelta, che porta alla ricerca di stili di vita più autentici e radicali». Al fondo di questa ricerca c’è una domanda: «Il mondo quale donna consacrata vuole, accanto a sé?». È dalla risposta a questa domanda che scaturiranno anche le scelte sulle opere. In Rete Consulta il programma dell'Assemblea Usmi 2010 Paola Springhetti
Data: 22/03/2010
|