C’è una grande città, con tante forme di solitudine e povertà, e tra queste una delle più urgenti è quella delle mamme sole, con bambini o in attesa: spesso straniere, senza una rete parentale e magari senza una casa e un lavoro. C’è una grande tenuta di 120 ettari: campi, ulivi, vigneti, pini marittimi, rustici da ristrutturare, una bella villa inutilizzata, con tanto spazio, sole, aria buona, vita… Come si fa a portare le mamme e i bambini nella tenuta? Ci vogliono un po’ di passaggi, ma ci si riesce.
 La villa che ospiiterą la nuova Casa famiglia  Don Silvio Sassi e Salvatore Carbone  Un incontro di uno dei gruppi scouts che sostiene la Casa famiglia  Un momento di preghiera delle famiglie della Cooperativa Nuova Arca  Una riunione di lavoro nella nuova Casa famiglia
La tenuta è alla periferia di Roma, sull’Ardeatina. "Negli anni Sessanta era stata acquistata dalla Società San Paolo ed era poi diventata una grande risorsa per tutti i religiosi del nostro ordine nel comprensorio romano: circa cinquecento persone", racconta Don Paolo Epidotti, economo della Società per la Provincia italiana. "Nella villa – continua Don Paolo – abitava, fino a una decina di anni fa, un gruppo di confratelli. Poi seguire l’azienda agricola al solo scopo di provvedere all’autoconsumo del comprensorio è diventato troppo oneroso". La Società San Paolo, oltre a costituire una Srl (La Tenuta San Paolo) con lo scopo di ottimizzare le risorse agricole disponibili, cercava una soluzione per la gestione della tenuta nel suo insieme e in particolare per il riutilizzo degli immobili presenti. Naturalmente erano arrivate tante offerte: per impianti sportivi, per costruire, per agriturismo lucrativo. Secondo Don Paolo, però, "è vero che bisogna mettere a rendita le cose che si possiedono, ma in un’ottica diversa. Non vogliamo fare speculazioni, ci interessano soluzioni di solidarietà sostenibile". Intanto a Roma era nata un’associazione, composta da un gruppo di coppie di diversi movimenti ecclesiali, ma con un comune desiderio di una vita più radicalmente evangelica. Hanno fatto volontariato, conoscendo case famiglia, studiandone il funzionamento e i modelli, aiutando diverse mamme, anche ospitandole a casa propria o attivando reti di sostegno, creando servizi. Uno dei promotori dell’associazione era direttore europeo di un’importante azienda internazionale, con una moglie insegnante e tre figli ormai grandi. Salvatore Carbone ha capito che per realizzare qualcosa bisogna avere un buon progetto, ma soprattutto qualcuno che se ne occupi seriamente. Così l’associazione ha fondato la Cooperativa Nuova Arca per aiutare le mamme sole con figli, e Salvatore – lasciato il lavoro – ne è diventato il presidente. La cooperativa ha avviato varie attività per l’inserimento lavorativo delle donne sole, la formazione, l’educazione dei figli, ma al centro del progetto c’è da sempre una casa famiglia per le mamme e i loro bambini.
Cercando una struttura adeguata, la Nuova Arca si è rivolta alla Fondazione Talenti, che ha incrociato la richiesta con la disponibilità dei Paolini. È iniziato così un lungo percorso di lavoro comune, per valorizzare da una parte il progetto e le risorse della cooperativa, dall’altro le ampie ed articolate possibilità offerte dalla tenuta. A poco a poco, ha preso forma un progetto ambizioso: realizzare nella tenuta dei Paolini alla porte di Roma un grande villaggio solidale che, una volta completato, sarà in grado di ospitare la casa famiglia per le mamme con i bambini, un centro semiresidenziale e di riabilitazione per disabili, un agriturismo sociale con servizi dedicati alle famiglie con ragazzi diversamente abili, attività ricettive, iniziative agricole e laboratori che offriranno alle mamme della comunità occasioni di lavoro. Un progetto complesso e impegnativo: servono competenza, disponibilità economica, lavoro, tempo. Ma Salvatore ci crede, forse proprio perché ragiona da manager: "Inutile accogliere se non crei percorsi di integrazione e quindi lavoro. Insufficiente – spiega – occuparsi delle mamme se si trascura l’educazione dei bambini. Miope aspettarsi finanziamenti pubblici, meglio rendersi autonomi con un progetto integrato". E ci ha creduto anche la Società San Paolo, che ha invitato la Nuova Arca ad andare avanti nella progettazione, con concreto realismo e senza nascondere le possibili difficoltà di realizzazione. Come dice Don Paolo, "noi abbiamo cent’anni di storia, la Nuova Arca è una realtà giovane. E si sa che laici e religiosi in alcuni ambiti coltivano anime diverse. Ma questa diversità è stata fino ad oggi colmata dalla preziosa mediazione della Fondazione Talenti e dalla comune sensibilità per alcuni temi sociali". Oggi il progetto si articola in cinque anni per tappe successive. Ma la Nuova Arca ha chiesto di essere messa nelle condizioni di rispondere in tempi brevi alle numerose domande di intervento: impossibile aspettare cinque anni prima di diventare fattivamente d’aiuto alle mamme sole. Alla fine è stata trovata una soluzione “in progress”: il 16 giugno 2009 la Società San Paolo, rappresentata dal Superiore generale Don Silvio Sassi, ha stipulato con la Cooperativa Nuova Arca un comodato d’uso gratuito per l’utilizzo temporaneo della villa che, all’interno della tenuta agricola, aveva minore bisogno di interventi di ristrutturazione. La comunità per le mamme con bambini avrà qui la sua casa, in attesa della collocazione definitiva prevista dal complessivo progetto di riqualificazione di una porzione significativa della tenuta. Progetto che verrà innestato all’interno delle realtà agricole gestite dalla Società San Paolo. In questi mesi la Nuova Arca ha completato i lavori necessari ad adeguare la villa alle esigenze di una casa famiglia; ha avviato l’orto, che fornirà cibo alla comunità, ma soprattutto un po’ di lavoro e qualche iniziale risorsa; ha dato vita ad iniziative collaterali che stanno collocando la struttura di accoglienza, e il più ampio progetto del villaggio solidale, al centro di una importante rete di sostegno e di solidarietà. Don Paolo è soddisfatto del lavoro fatto: "Quello che ci ha convinto della proposta è stata proprio la progettualità, il fatto che diamo vita a qualcosa che è aperto al futuro. Non ci siamo limitati a concedere alla Nuova Arca l’uso di una nostra proprietà: ci saranno forme di collaborazione per portare a buon fine il progetto più grande. In più – conclude – , oltre a evitare speculazioni, abbiamo iniziato a realizzare una forma di solidarietà che può automantenersi e può dunque essere sostenibile". (29 ottobre 2009)
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