Valutazione del bisogno, analisi delle risposte, costruzione delle soluzioni: è il percorso che silenziosamente affrontano ogni giorno quanti lavorano alla realizzazione di esperienze di accoglienza e di inclusione sociale. Un percorso complesso, che riguarda, tra i diversi attori in campo, anche centinaia di enti ecclesiastici.
A loro la Fondazione Talenti offre la possibilità di accedere a percorsi consulenziali in grado di assicurare concretezza e fattibilità ai progetti che prevedono il riutilizzo sociale di beni immobili. L’esperienza della Compagnia delle Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli può, in questo senso, essere d’esempio. La comunità romana delle Vincenziane è impegnata da oltre dieci anni nell’accoglienza di madri sole in situazioni di difficoltà. Le quattro case famiglia sparse sul territorio provinciale sono in grado di offrire assistenza a circa 24 nuclei mamma/bambino. Un’esperienza significativa che negli anni ha però mostrato un limite sul medio e lungo termine. “Con il passare del tempo – spiega Suor Adele Bozzi – ci siamo accorte della necessità di affiancare al servizio di prima accoglienza un percorso di seconda autonomia. Abbiamo avvertito il bisogno di offrire alle mamme che ospitavamo e che passo dopo passo uscivano dalla situazione di emergenza la possibilità di ricostruire la propria vita potendo comunque contare sulla vicinanza di una comunità solidale e accogliente. Per queste donne il primo ostacolo era rappresentato dalla difficoltà di trovare su Roma un alloggio a condizioni economiche compatibili con situazioni lavorative non sempre stabili. Abbiamo dunque deciso di acquistare alcuni appartamenti da dedicare a questa seconda attività, ma poi ci siamo accorte che avevamo bisogno di aiuto per costruire un modello di accoglienza di seconda autonomia del quale non avevamo esperienza”. Da qui la richiesta alla Fondazione Talenti che ha individuato su Roma un’associazione da tempo impegnata nella programmazione e nella progettazione di servizi psicosociali e di accoglienza. All’Associazione di promozione sociale “Nest – Ricerca e intervento psicosociale Onlus” la Fondazione Talenti ha chiesto di accompagnare le suore Vincenziane nella costruzione del proprio progetto sociale, ottenendo la disponibilità di tre psicologhe: Anna Riglioni, Maria Elisabetta Ricci e Maria Vittoria Botta. “Per noi – spiega Anna Riglioni, coordinatrice dell’equipe – è stata un’esperienza diversa dalle altre, che ci ha arricchito molto dal punto di vista umano e professionale. Con le due suore coordinatrici delle case famiglia abbiamo subito condiviso la necessità di partire dall’analisi del processo di accoglienza in atto nelle loro strutture per arrivare, solo in un secondo tempo e alla luce di quanto raccolto, alla definizione del modello di seconda autonomia. Abbiamo lavorato in un clima di grande disponibilità, con persone sempre pronte a mettersi in gioco, capaci di rimuovere consuetudini e automatismi pur di arrivare a un risultato migliore. Per il bene delle persone al servizio delle quali lavorano. Il futuro, e non solo il presente, delle mamme e dei bambini che vivono nelle loro strutture è la preoccupazione profonda delle suore che lavorano in queste case famiglia”. “Dalla consulenza offerta dalla Fondazione Talenti abbiamo avuto molto di più di quello che ci aspettavamo. Dovevamo costruire un nuovo progetto di intervento sociale – riassume Suor Adele Bozzi – e ci siamo ritrovate, forse per la prima volta, ad avere accanto a noi qualcuno disposto ad aiutarci, con professionalità, a fare una verifica del lavoro fatto fino ad oggi. Questo ci ha permesso di capire i limiti di quello che stavamo facendo, di mettere a fuoco gli aspetti di criticità, di ipotizzare soluzioni che miglioreranno anche il servizio di prima accoglienza. Abbiamo lavorato sui percorsi di segnalazioni dei casi, sulla raccolta delle informazioni presso i servizi sociali, sulle procedure di valutazione, sui processi interni di responsabilizzazione e di autonomia delle mamme accolte. Elementi che, al termine del lavoro di analisi – conclude Suor Adele Bozzi –, si sono rivelati determinanti nella definizione delle linee guida della seconda autonomia”. Terminata l’attività di progettazione la comunità delle Vincenziane impegnata in questo servizio sta ora affrontando la fase operativa. “Abbiamo avviato il servizio di seconda autonomia in una casa che era già di nostra proprietà. Presto – racconta Suor Adele Bozzi – apriremo le porte degli appartamenti che abbiamo acquistato a questo scopo. Uno di questi ospiterà due o tre suore della nostra comunità, che offriranno così un servizio di vicinanza e di accompagnamento alle persone accolte. Altri accoglieranno nuclei composti da mamme e bambini. Altri ancora saranno messi a disposizione di famiglie che, dopo dolorose separazioni, sono pronte ad affrontare percorsi di ricomposizione e di autonomia”. Esperienze nuove per un carisma antico: servire Cristo nei poveri. (16 dicembre 2007)
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