Le Misericordine hanno aperto la loro casa di Roma a Progetto Itaca che, con metodi innovativi, accompagna le persone con problemi di salute mentale e le loro famiglie. Così, nelle stanze di una casa di riposo destinata a chiudere, sta ora nascendo una Clubhouse.
 Facciata esterna dell'immobile  Veduta della palazzina  Cortile interno  Vista della struttura da Via Nomentana
“A Roma avevamo una casa di riposo, Casa Maria Immacolata, che accoglieva una ventina di persone. Ma le disposizioni della Regione Lazio, estremamente puntuali ed esigenti, ci costringevano a lavori di adeguamento, a limitare il numero degli ospiti e ad un impegno burocratico che non ci sentivamo più di sostenere”, racconta Suor Albina Corti, Economa Generale delle Misericordine di S. Gerardo.
Suor Albina ha conosciuto la Fondazione Talenti ad un convegno dell’Usmi, e ha pensato che fosse il soggetto giusto per aiutare la Congregazione a destinare l’immobile, di proprietà, ad altro uso. “All’inizio pensavamo di metterlo a disposizione di un altro ente religioso, ma poi la Fondazione ci ha fatto conoscere l’associazione Progetto Itaca e abbiamo cambiato idea. Itaca infatti si occupa di persone che soffrono, e questo è in sintonia con il nostro carisma: occuparsi degli ultimi, delle persone sole, malate, abbandonate. In fondo il nostro fondatore, il beato Luigi Talamoni, è stato anche consigliere comunale e si è sempre occupato delle persone in disagio, così come la nostra fondatrice, Maria Biffi Levati, pur di famiglia benestante, è sempre stata con i poveri”.
Progetto Itaca è un’associazione di volontariato nata a Milano dieci anni fa. Lavora con le persone con problemi di salute mentale, applicando un metodo importato dagli Stati Uniti, che prevede, accanto al sostegno alle famiglie, la costituzione di Clubhouse per i malati. “Attualmente esistono circa 300 Clubhouse nel mondo, diffuse soprattutto negli Usa e nell’Europa del Nord. Quella di Milano è stata la prima del centro Europa, ora sta nascendo a Parigi e a Roma”, spiega il presidente di Progetto Itaca, Gianandrea Santucci. “Noi non seguiamo solo la malattia, ma tutto quello che c’è intorno. Quindi siamo in contatto con i medici e soprattutto ci occupiamo dei familiari, che devono trovare risposte a domande difficili: come comportarsi con i malati? A chi rivolgersi per i vari problemi?”.
La Clubhouse, invece, è finalizzata al recupero di questi malati, “la maggior parte dei quali, dopo la cura del momento acuto, torna a casa, se ha una famiglia in grado di accoglierla, e ciondola in giro senza far nulla”. Chi lo desidera, si iscrive e diventa socio della Clubhouse, che resta aperta tutto il giorno, con personale che non è costituito da psichiatri o psicoterapeuti, ma da persone che si prendono l’impegno di seguire queste persone, insegnando loro quello che sanno. Si possono quindi fare corsi di computer, di cucina o altre attività. “Ma a noi sta a cuore la conquista dell’autonomia e la preparazione per entrare nel mondo del lavoro, obiettivo per il quale promuoviamo specifici percorsi di inserimento — continua il presidente —. Per questo in una Clubhouse ci sono sempre diversi gruppi di lavoro: chi gestisce la biblioteca, chi organizza eventi, chi si occupa del giardinaggio, chi tiene i rapporti con le altre Clubhouse nel mondo (e quindi deve, tra l’altro, imparare l’inglese”. L’unica condizione che l’associazione pone a chi vuole entrare nell’esperienza, è che non sia un soggetto pericoloso per sé e per gli altri e che non faccia uso di sostanze: “La medicina — sottolinea Santucci —, ha fatto passi da gigante e, pur continuando a prendere farmaci, oggi chi soffre di malattie mentali può fare una vita normale, o quasi”.
Fondazione Talenti ha pensato che la struttura delle Misericordine fosse adatta per un progetto così articolato, che ha bisogno di spazi ampi. L’incontro è stato felice: “Ci siamo intesi benissimo con le Misericordine — racconta il presidente —,sono state sempre disponibili e accoglienti. Per il momento, la Congregazione, che continuerà ad utilizzare un appartamento dell’immobile, ci ha messo a disposizione due piani e mezzo per tre anni, se poi dovesse servire anche l’altro ce lo daranno, altrimenti lo affitteranno”. Presto partiranno i lavori di ristrutturazione, che verranno realizzati anche grazie al contributo dell’associazione Enel Cuore, mentre l’avvio dell’attività, che verrà sostenuta inizialmente da Deutsche Bank, è previsto per la primavera del 2011.
“Nel fare questa scelta — spiega Suor Albina — non abbiamo guardato al profitto, ma alla finalità. Avremmo potuto investire in altri modi, ma non sarebbe stata una scelta in sintonia con la nostra spiritualità. Vogliamo fare del bene, e questo è un modo indiretto di farlo, è come un prolungamento delle nostre mani”. Certo l’esperienza era nuova, e ci è voluto un po’ di coraggio per avviarla: “siamo state obbligate a riflessioni e valutazioni, anche nella preghiera, perché nel momento delle scelte bisogna anche abbandonarsi allo Spirito. E in qualche momento le nostre valutazioni sono state anche sofferte: si tratta pur sempre di rinunciare ad un servizio costante e continuativo. Ma in fondo si ripete ancora una volta la storia del chicco di grano: si muore per far nascere qualcosa di nuovo”. Paola Springhetti (18 novembre 2010)
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