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| ... E alla fine č nata la Casa della Caritā |
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Ci sono storie che sembrano predestinate al lieto fine, ma sembrano non arrivarci mai. Questa si svolge a Voghera, in provincia di Pavia, ha tanti protagonisti e ha richiesto tempo, ma alla fine è arrivata ad un risultato tangibile: la nascita della Casa della Carità.
 Esterno dell'immobile prima della ristrutturazione  Esterno della struttura in fase di ristrutturazione  Padre Ivano Giovanni Cazzaniga, parroco della parrocchia di Santa Maria della Salute  Moreno Baggini, vicedirettore Caritas di Tortona  Lavori di ristrutturazione in una sala interna
La storia inizia con un istituto religioso, quello dei Padri Barnabiti, che ha una casa adiacente alla parrocchia di Santa Maria della Salute, da loro condotta. Si tratta di un edifico costruito, attorno agli anni Trenta, per ospitare un collegio, poi destinato a scuola, a seminario minore, in ultimo dato in affitto a scuole private, gestite da altri. “Da vent’anni, però, tre piani sono chiusi — racconta il parroco, Padre Ivano Giovanni Cazzaniga —. Solo i due più bassi sono utilizzati per attività della parrocchia: catechismo, sede scout, iniziative varie. La necessità di rifare il tetto, e il desiderio di non lasciare inutilizzato l’edificio, ci ha spinto a pensare ad un nuovo utilizzo”. Della parrocchia faceva parte anche il vicedirettore della Caritas diocesana di Tortona, in più Caritas e Padri Barnabiti si conoscevano da tempo e si incontravano spesso durante le riunioni e le attività della Diocesi.
Dunque, il matrimonio sembrava facile: le persone si conoscevano, la buona volontà c’era, il territorio aveva molti bisogni che aspettavano risposte. Si parlava della collaborazione da costruire, dei progetti da fare, ma non si riusciva a concludere. È a questo punto che è entrata in campo la Fondazione Talenti, sollecitata sia dai Padri Barnabiti che dalla Caritas.
“Il lavoro della Fondazione è stato fondamentale — riconosce il vicedirettore della Caritas, Moreno Baggini — e non mi riferisco solo alle consulenze tecniche, ma anche alla capacità di mediazione, che ci ha tenuti attorno a un tavolo, in un certo senso costringendoci a darci dei tempi e a prendere decisioni”.
“Si è deciso di lasciare due piani alle attività della parrocchia — continua Padre Cazzaniga — e di destinare gli altri tre alla Caritas”. Un piano sarà destinato alla sede della Caritas e di altre realtà di volontariato: ci saranno uffici, ma anche centri di ascolto e servizi. Il secondo piano sarà invece destinato ad housing sociale, e il terzo sarà costituito da miniappartamenti per la seconda accoglienza: per quelle persone, cioè, che lasciano i dormitori e hanno bisogno di un luogo in cui stare, per dirla con Don Michele Chiapuzzi, direttore della Caritas, “per riconquistare la propria dignità e arrivare all’autonomia attraverso il lavoro. Saranno quindi miniappartamenti arredati, con personale che farà le pulizie, ed educatori e operatori che seguiranno queste persone aiutandole a rimettersi in relazione. Quando troveranno un lavoro, contribuiranno alle spese”. A Voghera, infatti, la Caritas gestisce un dormitorio che ha ormai un secolo di vita, e che è considerato un’esperienza esemplare. “Il fatto è che siamo ormai una periferia a metà strada tra Milano e Genova — spiega Don Chiapuzzi — e il numero dei pendolari cresce continuamente, anche perché la città non offre più grandi possibilità di lavoro, così si creano nuove esigenze abitative. In più, molti sono immigrati: non siamo certo una banlieu francese, ma non vogliamo neanche diventarlo”. Inoltre nella casa saranno ricavati tre alloggi per coppie sfrattate: anche per loro è prevista un’assistenza psicologica ed educativa, in quanto “spesso arrivano allo sfratto non solo perché hanno perso il lavoro o hanno incontrato altre difficoltà, ma perché non sanno gestire il bilancio familiare”.
Talenti ha aiutato, fra l’altro, a mettere a punto il progetto, che ha potuto così partecipare ad un bando della Fondazione Cariplo dedicato proprio ai progetti di hosting sociale temporaneo, ottenendo un contributo di oltre 300 mila euro. I Padri Barnabiti, che hanno dato la disponibilità dell’immobile a condizioni decisamente favorevoli, sosterranno i lavori di ristrutturazione, la Caritas penserà agli arredi e ai costi di gestione per il primo anno, mentre si cercano altre fonti di finanziamento, per esempio dagli enti locali, per completare le necessità iniziali di investimento. L’obiettivo è di terminare i lavori di ristrutturazione dell’immobile entro il mese di luglio del 2011 per poi far partire il servizio di housing sociale alla fine dell’estate.
Come dice Don Chiapuzzi, tutto questo “è stato il risultato di una congiuntura favorevole, ma anche di un lavoro di rete efficace. In fondo la Provvidenza, nella concezione di Manzoni, era fatta di qualcosa che muove i cuori, ma anche del lavoro degli uomini. Il che significa che c’è chi studia i bisogni ed elabora i progetti, e c’è Nostro Signore che lavora sui cuori”.
Il progetto è stato condiviso non solo dalla Provincia Lombarda dei Padri Barnabiti, ma anche dalla parrocchia, dove peraltro la Caritas era già presente. “In fondo — spiega il parroco — la solidarietà rientra nella mission di tutti tre, e mentre la parrocchia cercherà di dare aiuto alla Caritas, questa arricchirà la vita della comunità parrocchiale”. “Noi speriamo — aggiunge Don Chiapuzzi — che la collaborazione con i Barnabiti possa continuare, perché abbiamo bisogno di persone che si occupino dell’accompagnamento spirituale e del tutoraggio dei futuri utenti della Casa della Carità”.Paola Springhetti (18 novembre 2010)
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