Mettere a disposizione un proprio bene, incontrare chi ha le capacità giuste, collaborare. Sono queste le tre mosse che hanno portato all’apertura di una struttura di accoglienza per disabili psichiatrici.
 Veduta esterna della Casa  Padre Graziano Sala  Grazia Fioretti  Un momento di spiritualitą  Casa S. Giuseppe
La storia ruota attorno alla Casa S. Giuseppe di Albavilla, in provincia di Como. Appartiene ai Padri del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram, che ne avevano fatto un centro di spiritualità. Sul territorio c’erano, però, altre strutture simili e con il passare degli anni le risorse diminuivano e la casa, sottoutilizzata, diventava un costo sempre meno giustificato.Nello stesso tempo, i Padri vedevano attorno a loro un mondo pieno di problemi, segnato da povertà e bisogni crescenti. “Sentivamo la contraddizione di avere a disposizione un bene e di non riuscire a utilizzarlo per gli altri – spiega Graziano Sala, superiore provinciale dell’ordine – Ma non volevamo usarlo per scopi economici, né volevamo permettere che altri ci speculassero”. Non c’è dubbio che, se la congregazione avesse venduto l’immobile avrebbe potuto ricavare un risultato interessante, tanto più che la casa era stata ristrutturata di recente. In cerca di una soluzione, i Bétharrammiti hanno, invece, trovato nella Fondazione Talenti un partner capace di capire le loro esigenze e i loro obiettivi. Attraverso il Consorzio “Sol.Co” di Como, Fondazione Talenti ha promosso l’incontro con la cooperativa sociale “Varietà”, che dal 1998 si occupa sul territorio di riabilitazione psichiatrica. La cooperativa ha quindi una decennale esperienza nella gestione di strutture residenziali per pazienti psichiatrici e nelle attività terapeutiche e riabilitative in questo ambito. “Ci siamo incontrati per conoscerci, ma ci siamo capiti subito“, spiega Grazia Fioretti, presidente di Nuova Varietà. “Ci è subito piaciuto come la cooperativa lavora“, concorda Padre Sala. Attraverso un confronto sui desideri, i bisogni e le aspettative reciproche si è arrivati ad un accordo grazie al quale la cooperativa sta realizzando ora un nuovo e articolato progetto di intervento sociale che prevede di trasferire nella casa una comunità residenziale di 20 posti, aprire un appartamento di residenzialità leggera per i malati mentali che vogliono sperimentare una vita autonoma, costituire un centro diurno con laboratorio multimediale e attività espressive. “La nostra scommessa è far uscire i pazienti e fare entrare le persone – spiega Grazia Fioretti – Quindi puntiamo anche ad aprire nella struttura una fattoria didattica per le scuole, ad allestire una mostra missionaria permanente con l’aiuto dei Padri, e a destinare spazi per eventi privati (matrimoni, battesimi…) e culturali che possono anche essere occasione di lavoro per gli utenti residenti”. I Padri hanno continuato a seguire con partecipazione lo sviluppo del progetto, tanto che stanno valutando l’invito ad entrare come soci nella cooperativa che gestisce il progetto. Vicino alla casa, infatti, vive una comunità che potrebbe continuare a dare un aiuto sul piano dell’animazione spirituale e non solo. Succede, in esperienze analoghe a questa, che i membri di una Congregazione vivano come una perdita, quasi una sconfitta, l’avere ceduto la gestione di una propria casa. Ma Padre Sala considera positiva l’esperienza vissuta ad Albavilla e guarda avanti: “Io lì ci ho vissuto da piccolo, quando veniva usata come seminario minore. Ma ho ben chiaro che quello che ci rende vivi e forti non è una struttura, ma la storia che viviamo“. Non si può guardare al futuro senza capacità di innovarsi, e “per farlo bisogna interpretare i segni dei tempi. Le strutture per un certo periodo sono liberanti, perché permettono di svolgere attività, ma ad un certo punto possono diventano schiavizzanti, perché tolgono libertà e impediscono di interpretare i segni. Noi – conclude il superiore provinciale – non abbiamo rinunciato alla proprietà, semplicemente l’abbiamo messa al servizio degli altri. Sarebbe stata una sconfitta se l’avessimo messa sul mercato“. (3 febbraio 2010)
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